Il 17 Marzo 2021 è un giorno di festa.  Festeggiamo il 160° anniversario dell’Unità d’Italia, nonostante i maldipancia provenienti da Nord e da Sud. Infatti, senza il conseguimento dell’Unità l’Italia non sarebbe entrata veramente nella modernità poiché un’Italia divisa - o una macroregione italiana - sarebbe statapoliticamente insignificante, rimanendo terreno di caccia delle potenze straniere, com’era successo per lungo tempo nella storia.

Ecco perché bisogna elogiare quanti si impegnano per celebrare degnamente e sinceramente questo anniversario in tutto il Paese:tutti coloro quindi, soprattutto i giovani, che, nelle forme più svariate, sono promotori e partecipano a dibattiti e convegni che hanno come tema il Risorgimento e l’Unità italiana. Fra questi, tanti studenti, che nell’attuale condizione determinata dallaterribile pandemia, dimostrano senso di identità e appartenenza, impegnandosi affinché l’Italia possa al più presto rinascere.

Il Risorgimento, nato tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800,insegna a tutti noi che la storia italiana è segnata da continuità e rotture.Equella attuale si comprende se viene colta come una “linea lunga” che lega passato, presente e futuro, e che tiene insiemeilRisorgimento, la Resistenzae la nascita della Repubblica,chedato vita alla Costituzioneentrata in vigore il 1° Gennaio del 1948.

Il Risorgimento, in quanto movimento per l’indipendenza e l’unità nazionale, rientrava nel generale movimento europeo per l’emancipazione delle nazionalità, nato dal contraccolpo della Rivoluzione francese (che direttamente o indirettamente galvanizzò ovunque il sentimento nazionale), alimentato dal Romanticismo e strettamente legato ai movimenti liberali e democratici, che furono l’espressione politica delle rivoluzioni borghesi nell’Europa continentale. Il termine Risorgimento, per altro, contiene di per sé una forte carica positiva, che spesso tende alla mitizzazione anche perché risentiva del clima romantico nel quale questo concetto si era formato.Il Risorgimento fu, quindi, un fatto nuovo, per quanto permeato di vecchie tradizioni, e un fatto nuovo fu soprattutto la sua conclusione: lo stato nazionale unitario ebbe una fisionomia tipicamente moderna perché non somigliò ad alcuna formazione esistita in Italia durante l’antichità e il medioevo. Il legame con lo sviluppo generale dell’Europa è quindi essenziale per la comprensione del Risorgimento, non meno del legame di questo con la precedente storia italiana.

Data la particolare situazione italiana, era inevitabile che a svolgere una funzione primaria nella ricostruzione del passato nazionale fosse, più che la storia delle vicende politiche, economiche, sociali e religiose o le élites intellettuali (spesso determinate, nella loro azione, dalle opposte spinte del localismo e del cosmopolitismo), la lingua e la letteratura (ricordiamo a tal proposito che quest’anno ricorre il Settimo centenario della morte di Dante e il prossimo 25 Marzo si celebrerà il Dantedì), la quale, secondo la concezione romantica, era espressione della società, un’espressione viva di ciò che si poteva definire la coscienza sociale. E i protagonisti del Risorgimento furono in gran parte giovani che pieni di ideali e con slancio rivoluzionario sacrificarono la loro esistenza per l’Unità. E come è stato ricordato spesso questi giovani “poveri erano prima di cominciare a lottare e poveri rimasero” perché avevano a cuore solamente l’interesse generale.

 Non intendiamo, dunque, sostenere una acritica difesa di questi centosessant’anni, basti pensare alla mancata soluzione della “questione meridionale”, ma siamo convinti che ribadire il valore dell’Unità vuol direaffermare l’universalità dei valori – uguaglianza, libertà, solidarietà, conoscenza – e dei diritti, nonché l’identità collettiva come fulcro di trasformazioni future, solidarietà tra vecchie e nuove generazioni, tra Nord e Sud. Proprio la solidarietà e i valori sanciti dalla nostra Costituzione, “la più bella mondo”, che si bisogna sempre richiamare e soprattutto attuare affinché l’Italia possa aspirare a un reale cambiamento. 

Salvatore Distefano

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